Letteratura e inquinamento: La nuvola di smog di Italo Calvino

I personaggi de “La nuvola di smog” 🧪sono accomunati da una sorta di male di vivere – sentimento che nel testo viene identificato con la nuvola stessa (ossia l’inquinamento e la sporcizia che invade ogni cosa) – e si differenziano per il loro atteggiamento: lo ignorano,lo accettano, lo nascondono.

– Lo smog! – gridai a Claudia – vedi quella? È una nuvola di smog! Ma lei, senza ascoltarmi, era presa da qualcosa che aveva visto volare, uno stormo di uccelli, e io restavo lì affacciato a guardare per la prima volta dal di fuori la nuvola che mi circondava in ogni ora, la nuvola che abitavo e che mi abitava, e sapevo che di tutto il mondo variegato che mi era intorno solo quella mi importava. (La nuvola di smog, p. 41, ed. Mondadori, 2019)

In questo caso il protagonista intrattenendosi con la sua bellissima amante le indica la nuvola grigia sopra le loro teste. La dolce amata però è distratta da qualcos’altro e pare non accorgersi nemmeno del grigiume che invece assopisce il protagonista in una riflessione tutta incentrata sull’esistenza e sul male di vivere e che da questo punto in poi del testo diviene un la sua unica preoccupazione:

– Quel che mi importava era tutto ciò che era dentro la nuvola di smog non ciò che era fuori: solo immergendosi nel cuore della nuvola, respirando l’aria nebbiosa di queste mattine si poteva toccare il fondo della verità e forse liberarsi – (p. 41)

È ambigua, invece, la figura dell’ingegnere Cordà, direttore del periodico Purificazione (organo dell’EUPACI – ente per la purificazione dell’atmosfera urbana dei centri industriali) anche consigliere delegato di varie aziende responsabili dell’inquinamento della città in cui il racconto viene ambientato.

– Il presidente Cordà […] andava tracciando le linee di una città del futuro, con quartieri giardino, fabbriche circondate da aiole e specchi d’acqua e impianti di razzi che spazzavano dal cielo il fumo delle ciminiere […] io stavo a sentire scoprendo come l’abile uomo d’industria e il visionario, coesistessero in lui –

Indifferente rispetto al tema inquinamento sembra essere l’atteggiamento del collaboratore della Purificazione Avandero, come testimonia un passo del testo in cui egli intrattenendosi con il protagonista del racconto (di cui non conosciamo il nome) e narrandogli dei suoi strabilianti weekend afferma: – Eh quella si che è la purificazione, lo smog ve lo lascio tutto a voi altri! –

E ancora: – Per Avandero come per altre migliaia di persone che ci davano dentro tutta la settimana in grigie occupazioni pur di poter correre via la domenica, la città era un mondo perso […]. La storia della sua vita […] era la storia dei suoi mezzi di trasporto: prima una bici a motore, dopo un motoscooter, poi una moto, adesso l’utilitaria, e gli anni a venire erano già segnato dalle previsioni di automobili sempre più comode e veloci – (pp. 46-47)

La figura dell’anziana affittacamere Margariti che vive in posti poco puliti come i suoi inquilini e passa il suo tempo a mettere in ordine il resto dell’appartamento dove entra solo nei panni della donna di fatica, rappresenta nel racconto il sentimento di accettazione della propria condizione.

Il racconto procede in questo modo: al centro c’è la nuvola di smog, nella periferia i personaggi che vengono caratterizzati attraverso la loro relazione con il nodo centrale.

Inoltre, le indagini fatte dal protagonista grazie alla sua occupazione presso il periodico Purificazione come scrittore, consentono all’autore di inserire delle considerazioni di carattere generale sulle conseguenze della nuvola di smog (l’inquinamento) sull’ambiente e sull’atteggiamento della maggior parte delle persone del suo tempo riguardo a questo argomento:

– Il corso normale delle stagioni pareva cambiato, densi cicloni percorrevano l’Europa, l’inizio dell’estate era segnato da giorni carichi d’elettricità, poi da settimane di pioggia, da calori improvvisi e da improvvisi ritorni d’un freddo come di marzo. […] del tempo adesso si evitava di parlare, o dovendo dire che pioveva o che s’era schiarito s’era presi da una specie di vergogna, come si tacesse qualche nostra oscura responsabilità. […] Anche i settimanali di attualità portavano notizie da far rabbrividire, ma la gente sembrava prestar fede solo alle fotografie a colori di belle ragazze sorridenti in copertina. (pp. 66-67)

Nel racconto, dunque, c’è una profonda correlazione fra le abitudini dei personaggi e l’ambiente che li circonda. L’atteggiamento con cui i personaggi vivono la città rappresenta il modo in cui essi vivono le loro vite e gestiscono il loro male di vivere. La superficialità, l’indifferenza, l’ipocrisia con cui i personaggi gestiscono la propria condizione è la stessa che usano nei confronti della città che abitano.

Con un pretenzioso volo pindarico potremmo rintracciare nel racconto di Calvino un tema molto di moda oggi: esiste una profonda connessione fra noi esseri umani e l’ambiente in cui viviamo e se questo è malato allora lo sono anche le nostre abitudini, i nostri stili di vita🥑. Ci sentiamo presi in causa solo quando si tratta di usare e gettare prodotti sempre all’ultima moda e non per esempio, quando si tratta di prendersi cura dei nostri mari stracolmi di nostri rifiuti🦠. Ma che cos’è il mal di vivere se non questo sentimento di passività o non curanza? Questo grigiume cosmico in cui abbiamo accettato di vivere, o dove facciamo finta di starci bene, oppure dove lottiamo affinché possa cambiare qualcosa? 🌍

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